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Un progetto di digitalizzazione per lo studio dei concili nel secolo XXI

Il Novecento ha dato un impulso senza precedenti alla conoscenza della tradizione conciliare delle chiese e ha fatto sempre più intuire che nella storia delle chiese cristiane questa pratica sinodale - affidare alla comunione la soluzione delle crisi più gravi – costituisce un legame forse ancora più forte e prospettivamente più dinamico di quelli elencati nel 1888 nel cosiddetto quadrilatero di Lambeth (scrittura, simbolo niceno-costantinopolitano, battesimo/eucaristia, successione apostolica).
Per garantire la conoscibilità dello spessore della storia conciliare nella nuova stagione, la ricerca storica, filologica, teologica, canonistica, è oggi necessario uno sforzo che metta a disposizione e “obblighi” gli studiosi a guardare all’unitarietà di questa complessissima tradizione conciliare, fornendo in una unica banca dati tutti gli atti di tutti i concili di tutte le chiese di tutti i tempi, senza opzioni linguistiche, culturali o confessionali.
Questo patrimonio, che è insieme europeo e non europeo, orientale e occidentale, bizantino - slavo e latino, fatto di lingue morte e vive, di alfabeti, costituisce una eredità di cui aveva forse intuito l’unitarietà il vescovo lucchese Gian Domenico Mansi, il quale nel XVIII secolo promosse una collezione Amplissima per quei tempi e per i tempi successivi.
Questo progetto intende trasformarla in una versione digitale organizzata mediante puntatori e metadati, completandone la serie in una banca dati di incalcolabile valore teologico, giuridico e politico, in un rapporto di fecondo dialogo critico tra gli specialisti dei diversi settori.

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