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Per il Mulino è uscito «Fine dell’era costantiniana» di Gianmaria Zamagni

May 7, 2012

A prescindere dal dato storico del Tardoantico, il concetto teologico-politico di un’«era costantiniana» ha rappresentato a lungo un modello di relazioni fra chiesa e potere sovrano, un «ideale» capace di successive riprese in diverse congiunture storiche, un paradigma che caratterizza un lungo periodo della storia del cristianesimo e della storia politica europea. All’aprirsi dell’ultima stagione conciliare, un celebre medievista domenicano, Marie-Dominique Chenu, ne diagnostica la «Fine». Questo studio procede di qui a ritroso, genealogicamente, al fine di ricostruire i fondamenti teorici della discussione alla vigilia del Vaticano II, attraversando molteplici prospettive, seguendo il trasmettersi di questo concetto da opera in opera, e dunque anche attraverso mutazioni dovute non solo alla formazione teorica e disciplinare degli autori che ne fanno uso, ma al contesto in cui le loro opere sono state composte, fino a trovarne una attestazione archetipa all’inizio del XX secolo. Lungo il corso del Novecento, una costellazione di concetti legati alla «Fine dell’era costantiniana» è stata utilizzata allo scopo di diagnosticare (e nel contempo indurre) la crisi di un regime di cristianità, e conduce sino alla discussione, in Concilio, intorno alla struttura istituzionale stessa della chiesa. Il percorso storico che così si delinea permette la visione d’insieme di un filone di ricerca storica e teologica novecentesca su chiesa e politica, su cristianità e sovranità, e delle molteplici problematiche che il nome di Costantino ha evocato e continua, a tutt’oggi, ad evocare.

Gianmaria Zamagni ha studiato nelle università di Bologna, Ginevra e alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII. È ora collaboratore scientifico del Cluster d’eccellenza «Religione e politica» dell’Università di Münster. È autore della monografia «La teologia delle religioni di Hans Küng. Dalla salvezza dei non cristiani all’etica mondiale, 1964-1990» (Bologna, 2005) e di saggi su John Wyclif e sull’ermeneutica biblica medievale.



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