call for paper – in partibus fidelium. missioni del levante e conoscenza dell’oriente cristiano (secoli XIX-XXI)

colloquio internazionale, roma 27-29 novembre 2017 (ecole française de rome)

call for paper (français, italiano, english)

Il colloquio internazionale rivolgerà la sua attenzione all’assimilazione da parte dell’Europa della conoscenza delle culture cristiano-orientali, prodottasi a partire soprattutto dall’ultimo terzo del XIX secolo, e al ruolo che le missioni hanno giocato in questo processo. Tale insieme di nuove conoscenze è fondato per lo più su lavori condotti sul terreno, nel vicino e medio-oriente, in particolare sui manoscritti conservati nei monasteri, negli episcopati e patriarcati, e più generalmente sul patrimonio letterario, linguistico, archeologico, cartografico e musicologico delle comunità cristiane installate. Un sapere circola e si trasforma da una parte all’altra del Mediterraneo: raccolto e sviluppato in grandi biblioteche e importanti università europee, viene anche integrato da strutture di governo della Chiesa, in specie a Roma, ma ritorna pure con una certa frequenza nel suo spazio d’origine, dove viene riappropriato e nutre una presa di coscienza patrimoniale interna. Le missioni cristiane, naturalmente situate all’incrocio, si licet, tra “mondo occidentale” e “mondo orientale”, si ritrovano al cuore di questa dinamica. Nel contesto della seconda metà del XX secolo, marcata nel Vicino e Medio Oriente dalla decolonizzazione e dalle guerre, così come dal nazionalismo arabo per finire con l’Islam politico, differenti processi – affermazione identitaria delle comunità cristiane, reclutamento locale accresciuto delle missioni, revisione delle barriere confessionali – rinnovano le sfide e i meccanismi di questa circolazione di saperi cristiano-orientali.

Asse 1: Le missioni cristiane del Levante come luoghi di produzione di un sapere “orientale”

Ci si interesserà dei principali centri missionari nella loro pratica di un apostolato dei testi e del sapere. Si tratta per esempio dei gesuiti dell’Università Saint-Joseph, dei domenicani di Mossul, del Cairo e di Gerusalemme, dei maroniti di Aleppo, o ancora dei numerosi insediamenti della Church Missionary Society a Gerusalemme e in Palestina (senza escludere casi particolari come quello del monastero mechitarista degli Armeni a Venezia, ad esempio).

Il colloquio sarà incentrato sui saperi culturali e religiosi: testi biblici e liturgici, produzioni musicologiche, scoperte archeologiche, letteratura etnografica, fotografia e cartografia, ecc. Lo studio delle tipografie sarà una chiave d’accesso. In effetti, esse permisero una larga circolazione di lavori eruditi, aiutando considerevolmente la diffusione della stampa nel Medio Oriente, e favorendo il lavoro filologico e scientifico sui manoscritti antichi, che venivano al contempo trascritti, tradotti e copiati, necessitando lo sviluppo di considerevoli apparati di note e di commenti. Le missioni cristiane hanno ugualmente giocato un ruolo particolare nel mantenimento e nella diffusione delle lingue e delle scritture delle comunità locali (siriaco, copto, armeno, per esempio) come nell’arricchimento e nella trasmissione della conoscenza della lingua e cultura araba. Ci si interrogherà ancora sulla maniera in cui i missionari hanno informato sulla situazione delle comunità locali (trasferimenti, persecuzioni, pratiche sociali).

Ci si concentrerà infine sul ruolo degli intellettuali locali. Quali sono gli attori, e quali terreni geografici, scientifici e religiosi coinvolgono? Quale ha potuto essere la loro influenza? Si studierà il percorso e i lavori degli eruditi locali, che, agli inizi del XX secolo, hanno giocato un ruolo fondamentale nel porre in evidenza e nel diffondere un nuovo sapere cristiano-orientale, quali, per esempio, un Addai Scher, un Louis Cheikho, un Ephrem Rahmani o un Alphonse Mingana, celebri per il loro contributo nell’accrescimento delle biblioteche, i loro lavori voluminosi, e talora per le riviste e i centri di studio che costoro hanno contribuito a fondare. Si includerà la questione della loro posizione all’interno delle comunità accademiche e religiose, delle loro relazioni con le autorità locali, politiche ed ecclesiastiche.

Asse 2 : Passaggi, ricezioni e riformulazioni

Si tratta di comprendere come circoli questa accresciuta conoscenza delle realtà culturali cristiane orientali. Senza tuttavia ignorare il ruolo e le motivazioni tattiche, ci si interesserà primariamente ai canali culturali e religiosi: riviste e collezioni di erudizione orientale fondate da una parte all’altra del Mediterraneo (al-Machriq, Patrologia Syriaca, Patrologia Orientalis, Oriens Christianus per citarne solo alcune), e sezioni specifiche nei congressi internazionali, l’articolazione di questi studi nelle università e la crescita delle sezioni dei manoscritti orientali nelle grandi biblioteche europee e nord-americane, senza dimenticare gli organismi di studio e di formazione al cuore della Chiesa cattolica, tra i quali il Pontificio Istituto Orientale. Così, in Europa come in Russia e negli Stati Uniti, eruditi, ricercatori e accademici, a favore dell’orientalismo locale, acquisiscono o si appropriano dei nuovi lavori, e li studiano a loro volta, come gli orientalisti Jean-Baptiste Chabot, Eduard Sachau, Anton Baumstark, o, per altro verso, lo storico della Chiesa Louis Duchesne. il suo collega bizantinista Raymond Janin, o il futuro cardinale Eugène Tisserant (per fare solo alcuni nomi), de quali si osserveranno le traiettorie. Si esaminerà le interazioni con i circuiti accademici così come le correnti di pensiero che le attraversano.

Come questi saperi sono recepiti, reinterpretati, riformulati? Si indagheranno un certo numero di interazioni d’ordine strategico e politico-culturale. Per esempio, la visione cristiana occidentale è stata per lungo tempo impregnata, anche presso i missionari, di diffidenza se non di ostilità nei confronti di un cristianesimo orientale considerato come decadente e che le missioni avevano per vocazione di consolidare. Ma in quale modo questa percezione integrava al proprio interno teorie darwiniste e razziali di fronte a un cristianesimo semitico – di lingua, di cultura – in particolare tra le due guerre, nel momento di maggiore slancio dell’erudizione orientale? A contrario, si presterà attenzione al modo in cui lo sviluppo di questi nuovi saperi modifichi i rapporti di alterità in seno al mondo cristiano, fino a volte a riconoscere presso le cristianità orientali una forza di rinnovamento al tornante del Vaticano II. Nell’analisi delle forme di ricezione e degli usi istituzionali di questi saperi, il caso romano si impone per la prossimità delle fonti, che si tratti della costituzione di organismi specifici oppure dello sviluppo di competenze al seno di dicasteri e di congregazioni religiose.

Asse 3 : Riappropriazioni locali e mutazioni

Tra i meccanismi di reintegrazione dei saperi nello spazio vicino e medio-orientale, si affronterà la questione della valorizzazione delle tradizioni culturali e cultuali, in relazione a processi di affermazione identitaria delle comunità cristiane locali. La musica liturgica, per esempio, ha potuto costituire un terreno privilegiato di patrimonializzazione di una cultura locale nell’ambito della Chiesa copta. D’altra parte, in che modo questo sapere interagisce con la percezione di una sacralizzazione progressiva dei territori medio-orientali? Si prenderanno in considerazione i fenomeni di oblio, reinvenzione e di patrimonializzazione, che conducono all’elaborazione di topografie sacre. Da questo punto di vista, il caso della Terra Santa è particolarmente rivelatore.

Infine, quali inflessioni nel corso del tempo? Si considereranno in particolare le evoluzioni indotte dall’aumento di vocazioni locali al cuore delle missioni et dai rinnovamenti dei rapporti interconfessionnali. Ci si interesserà ai cambiamenti che toccano la definizione stessa di vicino e medio-oriente, di Terra Santa, di Chiese d’oriente e di Oriente cristiano. Nel contesto della seconda metà del XX secolo, è la missione cristiana in “terra d’Islam“ che verrà ripensata per se stessa.

Informazioni pratiche

Modalità di invio delle proposte di contributo

Le proposte, di un massimo di 500 parole, sono da inviare entro l’11 marzo 2017, in francese, italiano o inglese, all’indirizzo seguente: missmo.inpartibus@gmail.com.

Esse dovranno essere corredate da una breve presentazione dell’autore, in cui si faccia menzione del suo titolo e della sua affiliazione istituzionale.

Calendario

11 marzo 2017: data limite dell’invio delle proposte di contributo
Fine marzo: notificazione dei risultati della selezione delle proposte
30 ottobre: invio dei testi deli contributi (saranno rimessi ai partecipanti al colloquio al fine di facilitare la discussione e di preparare la pubblicazione finale)
27-29 novembre: colloquio

Gli organizzatori del convegno provvederanno all’alloggio dei partecipanti (solo per la durata del colloquio) e a rimborsare le spese di viaggio (solo in caso di costi contenuti).

Le lingue del colloquio sono il francese, l’italiano e l’inglese.

Gli atti del colloquio saranno pubblicati tramite un processo di valutazione anonima condotta da esperti.

Organizzazione dell’evento

Questo colloquio internazionale è la prima di una serie di manifestazioni scientifiche nel quadro del programma quinquennale di ricerca Missions chrétiennes et sociétés du Moyen-Orient : organisations, identités, patrimonialisation [MisSMO, 2017-2021]. Esso ambisce a studiare il ruolo e lo collocazione dei missionari cristiani nelle evoluzioni culturali e sociali del vicino e medio-oriente contemporaneo, dal XIX secolo ai nostri giorni. Esso include l’École française de Rome (EfR), la Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII (Fscire), I’Institut français d’archéologie orientale (Ifao), l’Institut français d’études anatoliennes (Iféa), l’Institut français du Proche-Orient (Ifpo), e l’Università di Leiden.

Coordinatori del colloquio: Vittorio Berti (vittorio.berti@unipd.it), Marie Levant (levant@fscire.it).

Comitato di organizzazione: Vittorio Berti (Università di Padova), Philippe Bourmaud (Iféa, Université Lyon 3), Séverine Gabry-Thienpont (Ifao), Fabrice Jesné (EfR), Marie Levant (Fscire), Norig Neveu (Ifpo), Karène Sanchez (Leiden University).

Comitato scientifico: Dominique Avon (Université du Maine), Adam Becker (New York University), Vittorio Berti (Università di Padova), Philippe Bourmaud (Iféa, Université Lyon 3), Séverine Gabry-Thienpont (Ifao), Aurélien Girard (Université de Reims), Bernard Heyberger (EHESS/EPHE), Marie Levant (Fscire), Alberto Melloni (Fscire), Alessandro Mengozzi (Università di Torino), Heleen Murre-Van der Berg (Radboud University), Norig Neveu (Ifpo), Inger Marie Okkenhaug (Volda University College), Anthony O’Mahony (Heytrop College), Heather Sharkey (University of Pennslyvania), Karène Sanchez (Leiden University), Chantal Verdeil (Inalco).