lavoro

Il lavoro della Fondazione, sul piano tecnico, può essere assimilata alla figura cooperativa di stampo classico: un insieme di soci che pur nella distinzione di funzioni partecipa di un’impresa comune, una serie di strutture che possono solo esistere come entità interdipendenti, una socializzazione degli utili e un certo rigore nell’uso dei mezzi determinato dall’urgenza degli obiettivi che si vogliono raggiungere, di cui lo strumento dell’orario di lavoro – della giornata, delle settimane, dell’anno – è la misura obiettiva e la passione (o l’accanimento, come dice scherzando su di noi il presidente Giorgio Napolitano) l’indicatore più semplice.
Al centro di tutto si trova un’attività di ricerca che da Marc Bloch non ha solo appreso il valore del comprendere, ma anche la distinzione fra lo storico e l’antiquario: non ogni anticaglia, infatti, è meritevole di un impegno. E pur essendo tutti i modi di condurla intellettualmente degni, la ricerca della Fondazione sente di aver bisogno di un lavoro di équipe nel quale si completino profili e competenze legate dall’adozione del metodo storico e dalla prospettiva diacronica.
L’attività editoriale che discende da questa ricerca si esprime in una rivista quadrimestrale, Cristianesimo nella storia, fondata nel 1980, nella storica collana Testi e ricerche di scienze religiose pubblicata dal 1964 Herder, Vallecchi, Marietti e ora da il Mulino a Bologna. Una collana per le opere in altre lingue o a più mani, Christianity and History, esce dal 2005 presso Lit in Germania.La Storia del concilio Vaticano II diretta da G. Alberigo di cui è stato editore globale Peeters di Leuven è uscita in italiano, francese, tedesco, portoghese, russo, spagnolo, inglese fra il 1996 e il
2008. L’edizione dei decreti dei grandi concili – pubblicata la prima volta nel 1962 da Herder – è stata riedita con l’aggiunta del Vaticano II nel 1973 e ripubblicata con le traduzioni in inglese, francese, tedesco, polacco e italiano nel corso degli anni Novanta: una nuova edizione criticamente aggiornata ai progressi della ricerca più recente esce col titolo Conciliorum œcumenicorum generaliumque decreta per i tipi di Brepols di Turnhout come sottoserie del Corpus Christianorum.
La formazione di giovani studiosi avviene da sempre attraverso l’esercizio professionale della ricerca come impegno esclusivo, con l’ascolto di grandi maestri, la visita di centri di studio fuori dall’Italia e dall’Europa, la partecipazione a seminari di lettura dei classici della storiografia e seminari: ciò che si suppone che un giovane studioso debba fare in un quadriennio è arrivare a stendere una monografia che, inserita in un quadro d’insieme delle ricerche, porti un contributo nuovo, sviluppato nel confronto con altri giovani colleghi e con lo staff degli studiosi anziani dell’Istituto.
In questo lavoro di ricerca e di formazione alla ricerca hanno un ruolo maggiore la biblioteca e l’emeroteca, sia come strumento di lavoro di rara completezza che come strumento di servizio al sistema della ricerca: una riunione settimanale serve a scegliere sulla base delle recensioni le opere da acquistare e a familiarizzarsi con la produzione in corso, le tendenze, i problemi. Insieme alla biblioteca e all’emeroteca gli archivi – in parte costituiti da originali come nei casi dei fondi Dossetti, Lercaro, Milani, Coari, Spadoni, ecc. in parte di copie da archivi talora inaccessibili come i fondi Roncalli e i fondi di circa ottocento padri del Vaticano II – costituiscono uno strumento e un servizio alla comunità scientifica interna o esterna, così come i materiali audio e video della mediateca.

Nel lavoro dell’équipe degli studiosi l’organizzazione di reti di collaborazione occupa un posto essenziale: ne fanno fede i comitati e le commissioni nate per la storia del Vaticano II, per l’edizione rinnovata dei decreti dei concili, l’edizione nazionale dei diari Roncalli, i comitati di progetto sull’ascensione di Isaia, sulla teologia delSettecento bolognese, sulla cristianità, la sinodalità e il bilancio del sapere storico-religioso del Novecento.
La partecipazione o la costruzione di network come il TRES su scala europea è solo uno dei risultati di una pratica dell’accoglienza di studiosi non solo nella sala di lettura della biblioteca, nelle sessioni di discussioni di volumi importanti, ma anche di scambi e ospitalità che hanno visto presenti figure di spicco della ricerca provenienti da facoltà, monasteri, centri di ricerca, istituti governamentali di vario ambito. Talora si è trattato di persone molto vicine (Giorgio Prodi o mons. Enzo Lodi, ad esempio) che hanno avuto in san Vitale il centro del loro lavoro; altre volte sono state presenze non brevi e molto significative (p. Cipriano Vagaggini, Pericles Ioannou, più avanti Étienne Fouilloux o Andrej Zubov), spesso si è trattato di visite di studio dai diversi continenti.
La crescita delle attività e delle relazioni ha fatto sì che entro la Fondazione si siano sviluppati veri e propri progetti/laboratorio che hanno segnato anche la collaborazione più intensa con le istituzioni accademiche: nel 2003 è stata fondata la Cattedra Unesco Giovanni XXIII sul pluralismo religioso e la pace con l’Università di Bologna, dal 2007 è stato avviato un corso di perfezionamento sul pluralismo religioso con l’Università di Modena-Reggio Emilia, e dal 2005 il laboratorio di videostoria ha realizzato mostre e documentari per diverse città italiane e per la televisione.