storia

Nel 1953 Giuseppe Dossetti, lasciata la vita politica (nella quale era entrato attraverso la militanza nella Resistenza e dove aveva coperto importanti ruoli sia come vicesegretario della Dc, sia come fondatore dell’associazione Civitas humana, sia come anima della rivista Cronache sociali), diede vita ad un’esperienza di ricerca intellettuale e spirituale comune: la iniziava con un gruppo di uomini e donne tutti più giovani di lui, allora quarantenne, e la fissava a Bologna in ragione della presenza in quella sede del card. Giacomo Lercaro.
In via san Vitale 114 collocò i propri libri ed iniziò un enorme lavoro per costruire una biblioteca specialistica che fosse lo strumento adeguato agli obiettivi di studio che quel gruppo si dava.
In brevissimo tempo la biblioteca acquisì dimensioni e qualità rare in Italia, ancor più allora: un orizzonte internazionale di letture, una visione rigorosa della ricerca, la fiducia che attraverso una condizione libera e severa dell’indagine storica, teologica, patristica, esegetica, filosofica si potesse seminare per una stagione di rinnovamento della stessa esperienza cristiana. Nel 1956 le due dimensioni – quella più intellettuale e quella ormai più chiaramente monastica si separarono – e il Centro di documentazione (questo l’anodina denominazione voluta agli inizi) continuò le proprie attività in una diversa relazione con Dossetti, divenuta di nuovo intensissima dopo l’annuncio e l’apertura del concilio Vaticano II.

Dossetti vi partecipò come perito di Lercaro e quello che ormai aveva assunto il nome di Istituto per le scienze religiose lavorò come una sorta di officina offrendo materiali decisivi per i dibattiti (Paolo VI espresse la sua riconoscenza ad Alberigo per il volume sulla dottrina dei poteri sulla chiesa universale e l’assessore delsant’Ufficio mons. Parente lo citò in Aula), ma anche intessendo relazioni vastissime (gli storici e teologi Marie-Dominique Chenu o Yves Congar, il biblista Jacques Dupont, il patrologo Jean Gribomont, il filosofo Ivan Illich, l’ecumenista Emmanuele Lanne, il medievista Jean Leclercq, il teologo delle religioni Raimón Pannikar, il teologo dogmatico Joseph Ratzinger, ad esempio oltre a quelle già solide con gli storici Hubert Jedin e Delio Cantimori) e ricevendo stimoli intellettuali ineguagliabili. La drammatica conclusione dell’episcopato di Lercaro a Bologna e la partenza di Dossetti per il medio Oriente non conclusero l’esperienza di san Vitale: anzi, una volta esclusa l’idea di diventare una costola universitaria, il gruppo di ricerca di cui Pino Alberigo fu l’anima e il motore si allargò, diventando all’inizio degli anni Settanta un riferimento per la formazione d’una generazione di studiosi nelle più diverse discipline del sapere storico-religioso e i grandi maestri di quella stagione (Roger Aubert, Henri Chadwick, Eugenio Corecco,

De Halleux, Georg Kretschmar, Alois Grillmeier, Rudolf Schnackenburg, Brian Tierney, Jean-Marie Tillard, Robert Trisco, e altri ancora).
Passata ormai dalla forma di Istituto a quella di un’associazione ricononisciuta per legge di cui era primo firmatario Benigno Zaccagnini e votata da tutto il parlamento, la realtà di san Vitale 114 affrontò la sua ultima metamorfosi istituzionale nel 1985, consigliata da Nino Andreatta. Per lui la forma giuridica della Fondazione era necessaria per riconoscere che ciò che s’era costruito sopravanzava ormai gli orizzonti di vita dei fondatori e dei protagonisti. L’Associazione per lo sviluppo per le scienze religiose di cui era presidente Enzo Bianchi, diede così vita alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII. Riconosciuta con DPR, fu presieduta da Andreatta dal 1985 al 2007.
Con l’inizio degli anni Ottanta e con una nuova leva di studiosi l’Istituto tornò a concentrarsi su grandi progetti di ricerca collettivi – dapprima quello prevalentemente italiano su Papa Roncalli, dai cui lavori nacque la richiesta di collaborare alla positio historica per la beatificazione di Giovanni XXIII del settembre 2000, poi l’équipe prevalentemente internazionale dalla quale sono usciti i cinque volumi della Storia del concilio Vaticano II, tradotti in sette lingue e le importanti monografie e atti di convegni usciti a corredo di quell’opera. In tutti questi anni la crescita della biblioteca – che ha un sistema di segnature disegnato da

Dossetti all’inizio delle attività dell’Istituto – è proseguita senza sosta facendo di via san Vitale un riferimento per gli studiosi e un laboratorio di formazione che, senza vincoli verso ogni autorità religiosa che non sia quello della lealtà e senza rapporti col mondo accademico che non siano quelli della ricerca scientifica, fa parte dei grandi patrimoni europei.