alla mamma. lettere

L. Milani, Alla mamma. Lettere (1943-1967), a cura di G. Battelli, Marietti, Genova, 1990, pp. XVII-492

Quando nel marzo 1973 apparve il volume L. Milani, Lettere alla mamma, curato per l’editrice Mondadori dalla stessa madre di d. Lorenzo, la eco fix ampia e – con poche malevole eccezioni, circoscritte in genere ad ambienti reazionari che ripresero in quella circostanza le precedenti polemiche contro la figura del sacerdote fiorentino – la stampa segnalò in modo pressoché unanime l’indubbio interesse di quella documentazione inedita. Inedita non solo perché essa era stata sino ad allora indisponibile alla pubblica consultazione; ma soprattutto perché inedito, e in certa misura inatteso al di fuori della cerchia di coloro che lo avevano potuto conoscere da vicino, era lo spaccato del `personaggio Milani’ che emergeva da quelle pagine private e talora più specificamente `intime’, tanto che L’Osservatore romano del 2 aprile 1973 azzardò a firma di A. Petrucci la valutazione: «Che bel ritratto di prete nel nostro tempo vien fuori da queste lettere»! Era un Milani non lontano e tantomeno contraddittorio rispetto all’autore di Esperienze pastorali, Lettera ai giudici, etc.; m a senza dubbio all’autore legato agli schemi letterari, retorici e di pensiero che stavano al fondo dei suoi scritti pubblici più impegnativi (F. Fortini, La scrittura di Lorenzo Milani, in Don Lorenzo Milani, Firenze 1981, 177-183). Un Milani comunque non impegnato a perseguire quell’obiettivo dell’opera d’arte che lo aveva guidato nel pur breve corso degli anni fino alla conclusiva esemplare teorizzazione: «Per scrivere non occorre né genio né personalità perché ci sono delle regole oggettive che valgono per tutti e per sempre e l’opera è tanto più arte quanto più le segue e s’avvicina al vero» (L. Milani a G. Pecorini, 7 aprile 1967, in Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, a c. di M. Gesualdi, Milano 1975, 274).