il concilio in diretta

Federico Ruozzi, Il concilio in diretta. Il Vaticano II e la televisione tra informazione e partecipazione, Il Mulino, Bologna 2012, pp. 565

L ’11 ottobre 1962 si apre il concilio Vaticano II indetto da papa Giovanni XXIII. Le telecamere della Rai-Tv si accendono e incomincia la diretta, prima in eurovi- sione, poi in mondovisione. Si spegneranno solo nel 1965, dopo quattro sessioni, a evento concluso. Il concilio esce così dall’aula di San Pietro per entrare diretta- mente nei salotti delle case, nei cinema, nei bar, nelle sale parrocchiali. Nel secolo dei media anche questa grande assise di vescovi convocati a Roma per un «aggior- namento» della chiesa cattolica subisce la mediazione dei moderni mezzi di comu- nicazione. Quella Rai pedagogica e fanfaniana diretta da Ettore Bernabei, dopo essersi misurata con i media event grazie alle Olimpiadi romane del 1960, si fa trovare pronta, assumendo su di sé il compito di spiegare ai propri telespettatori, nella fase preparatoria, che cosa è un concilio e che cosa si farà al concilio, e, durante le sessioni, su cosa stanno discutendo i padri in una basilica di San Pietro trasformata in aula conciliare: stravolge il palinsesto con rubriche di approfondi- mento, programmi speciali, documentari, propone interviste, si avvale di storici della chiesa del calibro di Giuseppe Alberigo, Paolo Prodi e Boris Ulianich, manda in onda in prima serata le riflessioni dell’intellighenzia teologica d’oltralpe. A cin- quant’anni dall’apertura del Vaticano II, i documenti audiovisivi conservati ora nell’Archivio delle Teche Rai e nell’Archivio Storico Luce diventano quindi rile- vanti fonti storiografiche, alla pari dei documenti tradizionali, per osservare da un inedito e influente punto di vista l’evento che più ha segnato la storia della chie- sa dopo il concilio di Trento.