cristianesimo, chiese e vangelo

 G. Ruggieri, Cristianesimo, chiese e Vangelo, Il Mulino, Bologna 2002, pp. 373

Il cristianesimo vive fin dalle origini di una tensione interiore che nessuna forma storica riesce a spegnere o acquietare. Francesco d’Assisi esprimeva questa tensione nella popolarità, per lui non dirompente anche se sofferta, tra la forma del vangelo e la forma della chiesa romana. La storia dimostra che non si tratta solo della chiesa «romana», ma della forma della chiesa in quanto tale. questo libro si muove dentro questa popolarità, senza voler escludere nessuno dei due termini, ma lo vuole fare senza illusioni. In primo luogo occorre quindi ravvisare la complessità di quella «cosa» che lungo i secoli viene chiamata «cristianesimo». Il termine cristianesimo infatti è ultimamente non un concetto, ma un nome con cui gli uomini hanno tentato di afferrare, con sottolineature ogni volta diverse, il movimento che trae origine dalla vicenda di Gesù di Nazaret. Ai nostri giorni il cristianesimo si trova poi ad essere confrontato con alcune grandi sfide: quella del movimento verso l’unità delle chiese che lungo i secoli si sono vicendevolmente separate; quella della solidarietà collettiva nella colpa che rende pesante il respiro di un’umanità che vorrebbe raggiungere una fase più alta di fraternità; quella di una diversa configurazione storica della diversità dei mondi vitali, delle culture e delle religioni, dove la differenza stessa possa diventare motivo di incontro. Ma soprattutto il cristianesimo è provocato, dal passato e dal presente, nella sua fedeltà al vangelo. Nel presente la domanda più scottante può essere così formulata: è possibile che esso non sbiadisca nella funzione di religione civile della società variamente frantumante al loro interno e cementate tuttavia in una comunicazione sempre più strumentale? E’ possibile pensare realisticamente che «il vangelo basta» alle chiese?