un concilio per il mondo moderno

G. Turbanti, Un concilio per il mondo moderno. La redazione della costituzione pastorale “Gaudium et spes” del Vaticano II, Il Mulino, Bologna 2000, pp. 829

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale la preoccupazione fondamentale della chiesa cattolica era la lotta contro il comunismo, nella quale erano impegnate tutte le energie in una strenua battaglia ideologica. Ma al di là di essa erano sempre più forti nella base ecclesiale dei paesi occidentali le preoccupazioni per i sintomi via via più espliciti e gravi dello scollamento della chiesa dalla società moderna. Se da un lato la modernità continuava a rappresentare, come all’inizio del secolo, lo spettro di un nemico che contendeva alla chiesa la supremazia sulla società, dall’altro essa si presentava come una sfida alla quale la chiesa era chiamata a rispondere con armi nuove e con una rinnovata riflessione. Questi problemi erano ben presenti ai padri del concilio Vaticano II. Per molti di loro il concilio doveva essere una risposta adeguata alle questioni poste dal mondo moderno. Ma non fu facile trovare una forma appropriata per esprimere in un documento del concilio tali preoccupazioni. Per questo l’elaborazione della costituzione “Gaudium et spes” fu difficile e tormentata. Il carattere “pastorale”, che nell’intuizione di Giovanni XXIII il concilio avrebbe dovuto avere, fu un faticoso banco di prova per i padri e un elemento di difficile contesa. Il delicato equilibrio tra dottrina e pastoralità metteva in gioco il significato che la storia degli uomini aveva nel bagaglio della fede della chiesa. La “Gaudium et spes” costituisce un’espressione riflessa di come il magistero ecclesiastico considerava il rapporto fra chiesa e mondo moderno, fosse esso interpretato nel segno del dialogo, oppure della presenza o della solidarietà o secondo ancora altri paradigmi tra i quali i padri conciliari si trovarono a dover scegliere. La scelta dei temi da trattare e soprattutto della forma in cui il concilio avrebbe dovuto trattarli è stata certamente il frutto di una difficile maturazione che costituisce oggi uno dei problemi ermeneutici principali nella lettura della costituzione conciliare. Perché si è cominciato a pensare ad un documento sulla chiesa nel mondo contemporaneo? Cosa ci si prefiggeva? Quali ipotesi si sono confrontate nel corso della sua elaborazione? Perché e come si è giunti alla redazione che alla fine è stata accolta? E’ soprattutto a questo livello che la presente ricerca ha voluto applicarsi.