una difficile transizione

M. Velati, Una difficile transizione. Il cattolicesimo tra unionismo ed ecumenismo (1952-1964), Il Mulino, Bologna, 1996, pp. 502

Fin dal primo manifestarsi di quello che viene chiamato il movimento ecumenico – all’inizio del nostro secolo – la chiesa cattolica aveva assunto una posizione del tutto negativa, motivata da una serie di ragioni di carattere dottrinale e pastorale, nonostante tentativi ed impulsi diffusi in vari ambienti. Questa ricerca ricostruisce – sulla base di un’abbondante documentazione inedita – proprio il momento del passaggio da questa situazione ad un pieno riconoscimento del cosiddetto ecumenismo cattolico. A partire dall’attività della Conferenza cattolica per le questioni ecumeniche (dal 1952 al 1963) che si pone in quella fascia più moderata tra le varie tendenze dell’ecumenismo cattolico, alla svolta del cattolicesimo, propiziata dall’inatteso annuncio di Giovanní XXIII della celebrazione di un concilio, alla creazione del segretariato per l’unità dei cristiani nel 1960 – numerosi sono i segni e le tappe di un’assunzione piena da parte dell’autorità ecclesiastica della cura di un dialogo paritetico con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane. Proprio il segretariato si troverà a gestire la difficile congiuntura del concilio con l’invito degli osservatori non cattolici, l’elaborazione di una nuova “teología del dialogo” e infine la preparazione del decreto conciliare Unitatis redintegratio che rappresenta la definitiva consacrazione di un nuovo corso. Si tratta di un tassello della storia del cattolicesimo di questo secolo che riveste una importanza fondamentale come dimostra l’insistenza anche dei pontificati seguenti – e di quello attuale – sul tema ecumenico.