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Premessa al primo numero – aprile 1980

di Giuseppe Alberigo

Il gruppo di ricercatori che fa capo all’Istituto per le scienze religiose di Bologna ha accettato la proposta delle Edizioni dehoniane di promuovere la pubblicazione di una rivista scientifica.
La rivista si propone di essere uno strumento a servizio della ricerca nell’ambito dei problemi attinenti al cristianesimo. Essa sa di essere ultima tra i periodici che in Italia e fuori sono espressione di un settore della ricerca vivo e fecondo come questo. Cristianesimo nella storia non vanta qualifiche ufficiali ecclesiali o accademiche o di scuola; sa di doversi guadagnare uno spazio nel libero confronto culturale e ambisce farlo.
Sarà preferito l’approccio storico per la conoscenza del cristianesimo stesso come realtà della vita, dell’esperienza, della cultura e dello spirito nello sforzo di evitare le strumentalizzazioni ideologiche o le deformazioni di scuola frequenti nel modo moderno di fare teologia. L’approccio storico risulta ancora più adeguato per la conoscenza della chiesa e delle chiese come delle altre realtà sociali, istituzionali, artistiche ecc., ispirate dal cristianesimo stesso.
Nell’attuale situazione spirituale e culturale sembra particolarmente feconda una conoscenza critica coerente con lo statuto storico del cristianesimo, che si esprime in una serie di fatti successivi tra loro collegati da un significato unitario: da Gesù di Nazareth alle chiese. Ci si propone pertanto un impegno di ricerca storico critica capace di una conoscenza globale, ancorché non esaustiva, del fatto cristiano considerato appunto nella sua dimensione storica. Ciò suggerisce un superamento dei limiti tradizionali della «storia della chiesa» dal punto di vista dell’oggetto per dilatarlo dalle istituzioni e dalla storia fattuale, alle dottrine, alle tradizioni alla spiritualità, alla concreta vita cristiana delle comunità al cristianesimo che si è manifestato fuori dalle chiese storiche. Nel medesimo tempo una ricerca storica sul cristianesimo deve, partendo dall’accertamento filologicamente rigoroso dei fatti, impegnarsi nella identificazione delle connessioni che li collegano. Mediante questa fase tale ricerca può giungere ad una conoscenza criticamente attendibile e culturalmente feconda.
La rivista si pone pertanto nell’ambito della conoscenza scientifica, senza per ciò negare la fecondità di altri livelli di conoscenza che peraltro si ritiene doveroso riconoscere come distinti.
Nell’attuale contesto culturale la riflessione propriamente teologica, cioè l’interpretazione degli eventi alla luce e nel quadro del disegno di salvezza, si distingue sempre più qualitativamente da tale sforzo conoscitivo. Essa, ricevendo luce essenzialmente dalla fede, sembra trovare il suo soggetto adeguato nella comunità confessante. Pertanto la distinzione tra conoscenza storica del cristianesimo e riflessione teologica diviene via via più rilevante e il passaggio dall’una all’altra richiede mediazioni adeguate. In questa prospettiva sembra interessante valorizzare la sostanziale corrispondenza tra la conoscenza storica e la crescente consapevolezza dello statuto storico del cristianesimo stesso.
Il denominatore comune della collaborazione alla rivista vuole essere il rigore del metodo di ricerca, la disponibilità al confronto scientifico in uno spirito di complementarità piuttosto che di integralismo, l’impegno a dilatare le frontiere della conoscenza nella consapevolezza dei limiti di cui essa soffre.
Cristianesimo nella storia si propone di ospitare ricerche storiche, esegetiche, teologiche sull’intero arco cronologico del cristianesimo dai momenti iniziali della predicazione di Gesù, della formazione delle prime comunità, del costituirsi del corpus neotestamentario, sino ad oggi, con viva attenzione ai contesti storico-culturali con i quali i cristiani sono entrati in contatto, a cominciare dalle comuni origini vetero-testamentarie e giudaiche. Pertanto essa è aperta anche a contributi di analisi critica della riflessione teologica.
Siamo intimiditi dal fatto di inserirci nella gloriosa tradizione degli studi sul cristianesimo, che ha in Europa – e in secoli passati anche a Bologna – il proprio epicentro. E tuttavia vorremmo sottrarci alla egemonia euro-centrica, che caratterizza ancora oggi questa tradizione, mettendone in evidenza anche i limiti. Ci sembra non più procrastinabile un confronto vitale con chi conduce questi stessi studi a partire da esperienze storiche diverse da quella occidentale, vuoi in Oriente che nei «nuovi» continenti, Africa, Asia, America latina.
Sappiamo che i problemi che si pongono oggi intorno al cristianesimo sono molto più ampi e pressanti che non quelli che saranno affrontati su questa rivista, così come sperimentiamo quanto la conoscenza sia sostanzialmente legata all’esperienza, il sapere al fare e al cambiare. Ma siamo anche convinti che in un mondo che cambia, e spesso meno di quanto non voglia, una conoscenza rigorosa della esperienza cristiana sia un servizio irrinunciabile alla libertà di tutti. Ci vantiamo di essere debitori per tutto questo a uomini come Giuseppe Dossetti, Delio Cantimori, Hubert Jedin, studiosi di cui vorremo continuare l’impegno.
È parso opportuno affiancare alla redazione un Comitato scientifico composto di studiosi di elevato prestigio internazionale ai quali è chiesto di assicurare la libertà della collaborazione nell’adempimento del rigore critico.
Queste premesse, che consapevolmente non vogliono essere un «programma» nell’accezione formale del termine, non impediranno che la Rivista si faccia fascicolo per fascicolo con l’apporto di quanti vorranno collaborare, senza alcuna pregiudiziale che non sia il rigore del metodo e la accettazione di un confronto libero e sereno.