analfabetismo religioso

L’analfabetismo culturale e religioso non sono temi nuovi nella discussione accademica nazionale, ma solo di recente alcune iniziative si sono poste l’obiettivo di comprenderne la portata e le cause e di riportare il dibattito al di fuori dell’accademia.
I tassi di analfabetismo funzionale in Italia sono molto alti e i suoi effetti determinano un innalzamento del disagio e della conflittualità sociale. Il problema non è più legato alla necessità di alfabetizzare in senso stretto la popolazione, quanto piuttosto all’incapacità di portare quest’ultima a padroneggiare il processo di acquisizione di informazioni e competenze per generare processi di comunicazione sociale, di benessere socio-economico e di accrescimento culturale.
L’analfabetismo religioso contribuisce ad acuire tali problematiche all’interno di società plurali multi-confessionali e multi-religiose, rallentando i meccanismi di integrazione, di partecipazione alla cittadinanza e di condivisione dello spazio pubblico. Questo è frutto di un processo prima di tutto storico, per cui il lavoro storico, lo studio, può e deve dire come l’analfabetismo che oggi esperiamo sia frutto di antagonismi, di dispercezioni, della volontà di creare nicchie per differenziarsi e differenziare, e persino discriminare.
Primo obiettivo del progetto è stato la realizzazione di un volume che, pur utilizzando i linguaggi propri di diversi ambiti specialistici, fosse capace di incidere sui processi decisionali e alimentare un salto di qualità nel dibattito dei legislatori, dei docenti e degli attori sociali.
Il Rapporto sull’analfabetismo religioso in Italia si propone come uno strumento che pone domande, traccia percorsi e contestualizza il tema dell’assenza del religioso nei processi educativi su scala nazionale e internazionale. Lo abbiamo fatto consapevoli che in Italia esistono già molte e ottime esperienze di studio che hanno affrontato il problema, con risultati diversi o parziali, e ne abbiamo fatto tesoro per offrire una proposta più coraggiosa.
A prescindere dal dibattito sull’ora di religione, che rimane aperto ma parziale rispetto al fenomeno che abbiamo voluto delineare, l’assenza del fatto religioso dai programmi scolastici ha prodotto – e continua a produrre – difficoltà di ordine sociale e culturale che non possono essere ricondotte ad analisi legate esclusivamente ad una disciplina, per cui è importante porsi interrogativi multidisciplinari e trovare soluzioni interdisciplinari.

Abbiamo dunque scelto un approccio teorico e contenutistico: grazie al contributo di giuristi, teologi, storici, sociologi, politologi ed educatori, il volume formula una riflessione organica su ciò che concretamente sfugge dal sistema scolastico. Inoltre, il profondo mutamento del paesaggio religioso italiano aggiunge alle sfide di carattere disciplinare e metodologico nuove frontiere sociali e istituzionali.