cristianesimo siriaco

Terzo polmone del cristianesimo (a fianco di quelli latino e greco), la tradizione siriaca, come la ebbe a definire Sebastian Brock, ha rappresentato un imprescindibile bacino di esperienze intellettuali, esegetiche, spirituali, monastiche, missionarie, vuoi in ragione dei legami con la sua radice semitica ed ebraica, vuoi per i suoi precoci e intensi contatti con l’islam delle origini, oltre che con le religioni e le culture e dell’Iran, dell’Asia Centrale, della Cina e dell’India, vuoi infine per il suo ruolo di mediatore della cultura greca, cristianizzata, in Oriente. Di questa immensa esperienza ecclesiale asiatica, la più promettente cristianità del primo millennio, oggi, dopo le drammatiche fasi di ripiegamento e di contrazione verificatesi, in particolare, in seguito alle invasioni mongoliche e nel corso dell’epoca ottomana, fino alle tragiche conseguenze delle persecuzioni subite al termine della prima guerra mondiale, è impressa in chiunque l’immagine angosciante di una realtà in via di dissoluzione, a causa delle guerre e del terrorismo, amplificatesi a macchia d’olio in quello che fino a pochi decenni fa era l’ultimo foyer di quella antica presenza, il territorio di Siria e Iraq. Di questa vicenda ricca e multiforme, la memoria sinodale preservataci in antiche raccolte è giunta fino a noi grazie al lavoro di trascrizione, copiatura e conservazione di importanti testimoni manoscritti. Questi materiali, tra cui in particolare il Synodicon Orientale, vengono studiati presso la Fondazione sia dal punto di vista filologico sia sotto il profilo storico grazie alla grande messe di informazioni, tutto sommato ancora non estesamente utilizzate dalla comunità scientifica, per precisare nei dettagli dinamiche, strategie e stagioni delle cristianità di Mesopotamia, dell’intensa e complessa sete di unità che ha attraversato per secoli questa esperienza ecclesiale, dilacerata com’era da frizioni interne, dall’altalenante rapporto con i poteri secolari non cristiani che si sono succeduti in quelle terre, e non da ultimo da modelli ecclesiologici e teologici ora più inclini a cercare di fornire una testimonianza radicale dell’evangelo, ora più propensi a garantire ai fedeli e alle comunità locali pace e benevolenza da parte dei sovrani.